Numeri e controllo
Team Computis
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Prima nota: cos'è, esempi e perché (quasi) nessuno dovrebbe più farla a mano
Cos'è la prima nota, un esempio compilato riga per riga e i luoghi comuni che portano a tenerla male. Con i termini di legge, i costi reali e il punto in cui il foglio Excel smette di bastare.

IN BREVE
La prima nota non è un libro obbligatorio: l'art. 2214 del codice civile impone il libro giornale e il libro degli inventari, non lei. Resta però lo strumento che li alimenta, e le registrazioni cronologiche vanno eseguite entro 60 giorni, con conservazione per 10 anni. Tenuta male rende inattendibile il libro giornale, ed è quello a esporre a sanzioni da € 1.000 a € 8.000.
Chiedi a dieci imprenditori cos'è la prima nota e almeno la metà ti risponderà che «è un libro che bisogna tenere per legge». Nessuna legge ti obbliga a tenerla, ma tenuta male ti costa comunque soldi. Qui sotto una settimana compilata riga per riga, e i punti in cui si sbaglia più spesso.
La prima nota non è obbligatoria per legge
Almeno non nel senso in cui si intende di solito. L'art. 2214 del codice civile obbliga l'imprenditore commerciale a tenere il libro giornale e il libro degli inventari, oltre a conservare in modo ordinato fatture e corrispondenza. La prima nota in quell'elenco non c'è: è una scrittura di lavoro, facoltativa. I piccoli imprenditori dell'art. 2083 c.c., poi, sono esclusi anche dagli obblighi principali.
Allora cos'è, esattamente. La prima nota è un registro cronologico di tutte le entrate e le uscite, di cassa e di banca, in cui annoti ogni movimento nell'ordine in cui accade. È il quaderno di brutta che precede le scritture ufficiali: da lì i dati confluiscono, di norma tramite il commercialista, nel libro giornale che invece è obbligatorio.
Facoltativa non vuol dire inutile. Nella prassi è indispensabile: senza un registro cronologico ordinato dei movimenti, il libro giornale lo costruisci a memoria, e la memoria a distanza di mesi non torna quasi mai.
Non basta segnare quanto entra e quanto esce
Sembra facile finché non provi a rileggere quello che hai scritto sei mesi dopo.
Esempio di prima nota compilata
Una settimana di una piccola società di servizi. Le ultime due colonne sono i saldi progressivi di cassa e banca, tenuti separati: si legge subito con quale mezzo è passato ogni movimento.
Data | Causale | Entrata | Uscita | Saldo cassa | Saldo banca |
|---|---|---|---|---|---|
01/09 | Saldi iniziali | 300,00 | 4.000,00 | ||
02/09 | Incasso fatt. 41 Rossi Srl | 2.440,00 | 300,00 | 6.440,00 | |
03/09 | Fornitore hosting, fatt. 88 | 305,00 | 300,00 | 6.135,00 | |
04/09 | Spese ufficio, scontrino | 47,50 | 252,50 | 6.135,00 | |
05/09 | Incasso fatt. 42 Bianchi SpA | 1.830,00 | 252,50 | 7.965,00 | |
05/09 | Rimborso trasferta Neri | 120,00 | 132,50 | 7.965,00 | |
06/09 | Canone software, fatt. 12 | 79,00 | 132,50 | 7.886,00 | |
06/09 | Spese bancarie | 8,50 | 132,50 | 7.877,50 |
Le colonne che contano davvero
La descrizione conta più dell'importo. «Bonifico 305 euro» tra sei mesi non significa niente: non sai a chi, per cosa, contro quale documento. «Fornitore hosting, fatt. 88» invece si abbina da solo al documento e regge un controllo. La stessa logica vale per «spese varie», che è il modo più rapido per rendere inattendibile la propria contabilità. Ci sono poi le due colonne di saldo, cassa e banca, tenute separate invece che sommate.
Prima nota cassa e prima nota banca: perché non vanno mescolate
La prima nota cassa registra i movimenti in contanti, la prima nota banca quelli sul conto corrente, e la prima nota generale tiene insieme le due cose su colonne separate, come nella tabella qui sopra. Confonderle è l'errore che vediamo più spesso.
Se non separi i due saldi puoi ritrovarti con una cassa negativa, cioè con più contanti usciti di quanti ne siano mai entrati. È materialmente impossibile: non puoi pagare 120 euro in contanti se in cassa ce n'erano 50. In sede di controllo una cassa che va sotto zero è uno degli indizi più classici di contabilità inattendibile, perché segnala che i movimenti non sono stati registrati come sono davvero accaduti. Verificare che il saldo di cassa non scenda mai sotto zero è il controllo più semplice che puoi fare da solo.
Perché non puoi rimandarla a fine anno
Qui il calendario non aiuta. L'art. 22 del DPR 600/1973 stabilisce che le registrazioni nelle scritture cronologiche vanno eseguite non oltre sessanta giorni. Il libro giornale è una scrittura cronologica: nella maggior parte dei casi significa registrare entro 60 giorni dall'operazione. Se la prima nota è ferma, a quella scadenza ci arrivi senza i dati per compilarlo. Lo stesso vale a monte di ogni liquidazione IVA periodica, che si regge su registrazioni aggiornate e non su ricostruzioni a posteriori.
C'è poi la conservazione: l'art. 2220 c.c. impone di tenere le scritture contabili per 10 anni, e ai fini fiscali l'obbligo può estendersi oltre, finché non sono definiti gli accertamenti del periodo d'imposta corrispondente. Ricostruire dodici mesi a dicembre, tra scontrini sbiaditi e bonifici da interpretare, costa molto più tempo e produce molti più errori che tenerla aggiornata di settimana in settimana.
Sanzioni e costi: cosa si rischia davvero
Sulle sanzioni circola parecchia confusione. L'art. 9 del D.Lgs. 471/1997 prevede una sanzione da € 1.000 a € 8.000 per chi non tiene o non conserva secondo le prescrizioni le scritture contabili, ma colpisce quelle obbligatorie, non la prima nota in sé. Il rischio è indiretto ma concreto: una prima nota tenuta con irregolarità gravi, numerose e ripetute rende inattendibile il libro giornale, ed è quello a essere sanzionabile.
Sui costi vale la stessa distinzione. La bollatura del libro giornale è stata soppressa dall'art. 8 della L. 383/2001, ma restano la numerazione progressiva delle pagine e, di norma, l'imposta di bollo: € 16,00 ogni 100 pagine su carta, o ogni 2.500 registrazioni in digitale, per le società di capitali; € 32,00 con gli stessi scaglioni per imprese individuali e società di persone. Sono adempimenti del libro giornale, non della prima nota, che di per sé non paga bollo.
Quando Excel basta e quando smette di bastare
Con un conto corrente solo, poche decine di movimenti al mese e una sola persona che scrive, un foglio di calcolo fatto bene regge senza problemi.
Smette di reggere quando cambiano le grandezze in gioco:
Più conti correnti: ogni conto aggiunge un saldo da tenere allineato, e gli errori si moltiplicano invece di sommarsi.
Più persone che inseriscono dati: due mani sullo stesso file in momenti diversi producono righe doppie e versioni divergenti.
Volume dei movimenti: oltre un certo numero di righe al mese la ricopiatura manuale diventa una fonte continua di refusi.
Allineamento con l'estratto conto: è il punto più fragile di tutti, perché va fatto riga per riga.
Quando ogni movimento va confrontato a mano con l'estratto conto, la riconciliazione bancaria diventa il collo di bottiglia dell'intera contabilità, e prima o poi salta fuori una riga che non torna. Superate poi le soglie della contabilità semplificata (per il 2026 restano € 500.000 di ricavi per le prestazioni di servizi e € 800.000 per le altre attività) si passa di norma alla contabilità ordinaria, e a quel punto il foglio da solo non basta più.
Quando ha senso smettere di farla a mano
Non dipende da quale software usi: conviene automatizzare quando la prima nota può diventare un sottoprodotto del lavoro invece che un'attività a sé. Quando l'estratto conto entra da solo via open banking e i movimenti si abbinano alle fatture con la descrizione già compilata, la registrazione cronologica si popola mentre lavori, non la sera dopo cena.
È lo stesso criterio con cui lavoriamo noi in Computis sulla contabilità delle SRL, e vale identico se scegli un'altra strada: conta che i movimenti bancari arrivino in automatico, che ogni riga resti leggibile a distanza di mesi e che i due saldi non finiscano mescolati. Una prima nota che rispetta queste tre condizioni, di norma, regge un controllo senza sorprese, a prescindere da chi la tiene. Sul tuo caso specifico, come sempre su questi temi, vale la conferma del tuo commercialista.
SCRITTO E REVISIONATO DA
Team Computis
Commercialisti e consulenti fiscali
Ogni articolo è verificato da un commercialista prima della pubblicazione. Le norme fiscali cambiano nel tempo: per il tuo caso specifico, parla con un consulente.
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